LUCIO FULCI: IL MAESTRO INVISIBILE OMAGGIATO DA HOLLYWOOD

Una Fiat Cinquecento degli anni Settanta si staglia al sole su una collina di rocce. Dalla sua radio, a tutto volume, la musica si disperde in un’atmosfera cruda e dal sapore tragico. Il sangue scorre sul viso di una “magiara”, sfregiato dalle catene assassine di padri iracondi che hanno perso i loro figli troppo presto. In questa memorabile sequenza di Non si sevizia un paperino, film italiano di genere del 1972, viene messa in scena la morte di Florinda Bolkan, massacrata al cimitero e accompagnata oltre la vita dalle note di “Quei giorni insieme a te” di Ornella Vanoni. Pura e atroce visione poetica, che ha così tanto ispirato un giovane Quentin Tarantino da indurlo a sfruttarne il potenziale in Le Iene vent’anni dopo. Uno dei tanti omaggi che Hollywood ha fatto ad un grande maestro invisibile del nostro cinema: Lucio Fulci.

Sceneggiatore e regista. Romano di Trastevere classe 1927. Lucio Fulci è oggi considerato tra i più completi e incoerenti registi italiani del Ventesimo secolo. Un cineasta capace di affrontare, con uno sguardo libero e senza pregiudizi, ogni tipo di genere cinematografico. I suoi film, attraverso il loro realismo visivo, hanno influenzato la concezione di maestri dell’horror Hollywoodiano come Wes Craven che ripropone alcune idee del regista romano nei suoi film. Con grande bravura, Fulci è sempre riuscito a fondere nei suoi film crudezza e ironia, dando vita ad una nuova visione di cinema. “Il cinema è un decantatore. Decanta i propri sentimenti. L’ho amato molto e continuo a farlo nonostante la mia età, perchè il cinema è di tutti. Il cinema è l’unico messaggio universale che arriva. A differenza della televisione il cinema offre la possibilità di scegliere.”

Scena di 002 Operazione sulla Luna diretto da Fulci nel 1965

Lucio Fulci è riuscito a passare dalla commedia comica al genere horror piuttosto che dal dramma all’avventura, facendo di questa sua incoerenza di genere una virtù. Dalle regie dei film del duo Franco e Ciccio si è spostato sul genere western con Tempo di massacro, un film del 1966 che cavalcava l’onda dei successi western di Sergio Leone. “In un certo momento dovevo entrare in un altro genere e non essere identificato come ‘Franco, Cicco e Fulci’. Auto produssi assieme a Coltellacci un film western kammerspiel che s’intitolava ‘Tempo di Massacro’. Ebbe molto successo. Fu un film approfondito e crudelissimo che segnò la mia rottura con la commedia”

Tre anni dopo ebbe l’occasione di misurarsi con il genere giallo, realizzando Una sull’altra, considerato da Fulci il suo film con la migliore sceneggiatura. Una pellicola sottovalutata, priva di personaggi positivi e dalla meccanica perfetta. Lo stesso anno esplora il genere drammatico con Beatrice Cenci (1969) per tornare, due anni dopo, al giallo con Una lucertola con la pelle di donna. “Io ho trascorso tutti i generi nella mia carriera e non mi trovo in imbarazzo davanti ad ogni tipo di film. Non perchè sono bravo, ma perchè mi piace affrontare tutti i generi attraverso quello che penso del mondo, tanto è vero che le mie chiavi continue sono il dubbio e il peccato.”

E’ negli anni Settanta che la sua visione di cinema esplode quando incontra il genere horror. Con la celebre Trilogia della morte (Paura nella città dei morti viventi del 1980, E tu vivrai nel terrore! L’aldilà del 1981, Quella villa accanto al cimitero del 1981) riesce a trattare temi provocatori e ricorrenti come il dubbio, il peccato ma anche la morte e la crudeltà.

Una scena di E tu vivrai nel terrore! L’aldilà del 1981

Fu proprio grazie a questi film che in Italia venivano definiti degli horror caserecci che Fulci venne notato dalla critica francese dell’epoca e omaggiato da molti autori di Hollywood negli anni a seguire. All’epoca in Italia Tullio Kezich definiva L’aldilà un tentativo di imitazione nostrana del genere anglosassone, con attori scarsamente identificabili. In Francia erano invece attratti dalla libertà creativa del regista e definivano i suoi film liberatori, estremi e personali. “Il mio rapporto con la critica è un rapporto molto curioso, un rapporto di rivalutazione a posteriori nato negli negli anni Duemila perchè qualcuno ha riletto i miei film”

Tarantino rappresenta il regista che ha maggiormente omaggiato Fulci e ne è stato ispirato per i suoi film di successo. Una notevole lista di similitudini tra i due autori non passa infatti inosservata. Per esempio, il riutilizzo della musica di Sette note in nero in Kill Bill, nella scena in cui la sposa si risveglia dal coma oppure le lacrime di sangue di Gogo Yubari, che sono un richiamo a Paura nella Città de morti viventi.

Gogo Yubari in una scena di Kill Bill diretto da Quantin Tarantino nel 2003

Non solo Tarantino ma anche Sam Raimi, noto regista hollywoodiano, inserisce alcuni fotogrammi del film L’Aldila’ nel suo Spiderman del 2002 . Una tarantola in controluce appare nel momento in cui Peter Parker si trasforma per la prima volta, riportandoci all’esatta immagine del film di Fulci. Possiamo citare anche il regista statunitense Paul Micheal Glaser, noto a molti per aver interpretato tra il 1975 e il 1979 il detective Starsky nella serie poliziesca Starsky & Hutch, che nel suo film del 1987, L’implacabile, ricalca la trama de I guerrieri dell’anno 2072 di Fulci.

Insomma, sono molti gli omaggi. Se ne potrebbero trovare anche nel fumetto e nei videogiochi. Ma cosa ci lascia veramente questo maestro del cinema rimasto invisibile per troppo tempo? Fulci ci insegna a nutrirci di cinema. Come fanno Tarantino, Scorsese e Spielberg, che sono onnivori di film per eccellenza. Vedere il cinema è essenziale per poterne parlare. Si deve andare al cinema imparando ad amare tutto il cinema, non solo un certo tipo. “Il pregio di un regista non è avere un buon copione, né un buon direttore di produzione o una buona troupe. Il pregio di un regista è durare. Durare nel tempo.”

Articolo di Matteo Di Maria

Scena del massacro della “magiara” in Non si sevizia un paperino del 1972