CLIMAX, di Gaspar Noè

A metà degli anni Novanta, venti giovani danzatori si riuniscono per una prova di tre giorni in un collegio in disuso. Presto l’atmosfera diventa elettrica e una strana follia li travolge. Si renderanno conto di essere stati drogati ma non sanno da chi o perché. La situazione segue un continuo crescendo e mentre alcuni si sentono in paradiso, molti di loro vivono l’inferno.

Climax funziona bene all’inizio, finché la droga non entra davvero in azione. Fino a quel punto Gaspar Noé mantiene una distanza controllata dai personaggi e lo stile è efficace. Quando però il film cerca di farci vivere l’allucinazione dall’interno, il punto di vista si confonde. Da quel momento il regista punta su sottotrame estreme e provocazioni forti, come incesto e aborto, più che su un lavoro davvero espressivo. Il vero punto di forza del film sta nelle scene di danza, lì Noé riesce a sprigionare un’energia travolgente, sostenuta dalla musica e da potenti riprese dall’alto, e realizza infine un’opera stordente, capace a tratti di cogliere il confine sottile tra euforia e disgusto, immagine efficace di una fine millennio inquieta.

BALLANDO SBALLANDO

Cosa hanno ion comune una discesa lisergica nell’isteria collettiva, e una celebrazione malinconica della memoria italiana. Apparentemente nulla, ma Climax e Ballando Ballando di Ettore Scola condividono lo stesso dispositivo narrativo, ovvero la danza come lente per osservare una comunità mentre si trasforma, si espone, si sfalda.

In Ballando Ballando, Ettore Scola costruisce un affresco storico chiuso in una sala da ballo. I corpi attraversano decenni, mode e ideologie; il movimento è rituale sociale, grammatica del tempo. La danza non esplode mai, e sedimenta. È un linguaggio condiviso che assorbe le fratture della Storia e le rende sopportabili, persino eleganti. In Climax, Gaspar Noe capovolge lo stesso spazio chiuso in una trappola. Qui la danza è un atto di fondazione violento: prima disciplina, poi contagio. Il gruppo nasce dall’armonia coreografica e muore nell’anarchia chimica. La musica non unisce: incalza. La macchina da presa non osserva, ma aggredisce. Il punto di contatto è proprio questo, entrambi i film usano il ballo per raccontare un corpo collettivo. Scola lo vede come archivio emotivo, una comunità che resiste adattandosi. Noé come organismo instabile, una comunità che implode rivelando pulsioni rimosse. Dove Ballando Ballando trasforma la sala in un palcoscenico della memoria, Climax la trasforma in un laboratorio dell’orrore contemporaneo. Due film-specchio, dunque. Stessa cornice, opposta direzione. In Scola la danza è un gesto che ordina il caos della Storia; in Noé è il detonatore che lo libera. In mezzo, il cinema, capace di far parlare i corpi quando le parole non bastano più.