I FRATELLI DARDENNE E IL CINEMA DELLA DIGNITA’, TRA LAVORO E REDENZIONE

“Sono un grande ammiratore di Luc e Jean-Pierre Dardenne. Quando iniziano i loro film, sembrano molto semplici e osservati con naturalezza. Ma arrivati alla fine, ci si rende conto che ogni singolo elemento del linguaggio cinematografico è stato attentamente integrato e calibrato, convergendo verso un unico punto di illuminazione redentiva.” Martin Scorsese

Luc Dardenne e suo fratello Jean-Pierre (conosciuti collettivamente come i fratelli Dardenne) sono un duo cinematografico belga. Scrivono, producono e dirigono insieme i loro film fin dagli anni ’70. Hanno raggiunto la notorietà internazionale a metà degli anni ’90 con La Promessa, e hanno vinto il loro primo grande premio internazionale quando Rosetta ha ottenuto la Palma d’Oro (il riconoscimento più prestigioso) al Festival di Cannes del 1999. Nel 2005, con il film L’Enfant – Una storia d’amore, hanno vinto per la seconda volta la Palma d’Oro, entrando così in un gruppo ristretto di soli altri sette registi ad aver raggiunto questo traguardo. Il loro film Il matrimonio di Lorna ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Cannes del 2008. Il ragazzo con la bicicletta ha ottenuto il Grand Prix al Festival di Cannes del 2011, oltre a una nomination ai Golden Globe e otto candidature ai Magritte Awards. Nel 2015, il loro film Due giorni, una notte ha ricevuto nove candidature ai Magritte Awards (vincendone tre) e una nomination agli Oscar come Miglior Attrice per Marion Cotillard.

I FRATELLI DARDENNE E IL CINEMA DELLA DIGNITA’, TRA LAVORO MARGINALITA’ E REDENZIONE

Jean-Pierre Dardenne ha avuto una formazione come attore, mentre il fratello minore Luc ha studiato filosofia; entrambi, tuttavia, si sono dedicati al cinema sin dagli anni ’70. Dopo aver costruito una solida reputazione in Belgio con documentari di forte impegno sociale e politico, hanno realizzato il loro primo lungometraggio di finzione, Falsch, nel 1986. Sono stati attivi anche nel ruolo di produttori e nel 1975 hanno fondato Derives, una società con più di sessanta documentari al suo attivo. Una seconda casa di produzione, Les Films du Fleuve, è stata fondata dai Dardenne nel 1994. I due fratelli provengono dalla Vallonia, la regione francofona del Belgio meridionale, che fa da sfondo con i suoi paesaggi industriali e postindustriali, ricorrenti nei loro film. Nel decennio che seguì l’affermazione internazionale del loro terzo film di finzione, La Promessa (1996), i Dardenne, all’apparenza riservati ma profondamente tenaci, si sono imposti come protagonisti di un rinnovato cinema europeo a forte vocazione sociale. In un momento in cui il cinema del continente, per quanto autorevole, appariva in larga misura distante dalle trasformazioni sociali successive al crollo dell’impero sovietico, La Promessa proponeva una visione essenziale ma incisiva dell’immigrazione irregolare e dello sfruttamento lavorativo, radicata nella complessità etica del legame tra un imprenditore belga e il suo giovane figlio. I due riconoscimenti ottenuti a Cannes (Palma d’Oro e Miglior Attrice) per Rosetta (1999), che narra l’ossessione di una giovane nel tentativo di conquistare un lavoro, una casa e una vita ordinaria, hanno consacrato i fratelli Dardenne come autori di rilievo nel panorama cinematografico internazionale. A Rosetta sono seguiti tre film altrettanto radicati nel realismo sociale ma, allo stesso tempo, profondi ritratti interiori tra cui Il figlio (2002), L’Enfant (2005) e Il matrimonio di Lorna (2008). In Il figlio, un uomo che ha perso il proprio ragazzo è costretto a confrontarsi e a guidare il giovane responsabile della sua morte. In L’Enfant, un padre inesperto vende il figlio appena nato, avuto con la compagna, a una rete illegale di adozioni, salvo poi pentirsi e tentare di recuperarlo, esponendosi a gravi conseguenze. A Cannes, L’Enfant ha ottenuto nuovamente la Palma d’Oro, segnando uno dei rari casi in cui un autore, o, come in questo caso, un duo, conquista due volte il massimo riconoscimento del festival. Tra gli altri vincitori figurano Bille August, Francis Ford Coppola ed Emir Kusturica. Il matrimonio di Lorna, invece, si concentra sui meccanismi imposti agli immigrati irregolari che cercano di accedere a una minima parte del benessere occidentale, attraverso matrimoni fittizi e perfino atti estremi come l’omicidio per ottenere la cittadinanza.

In ciascuno dei loro cinque lungometraggi realizzati dal 1996, l’uso rigoroso della camera a mano e una composizione dell’inquadratura estremamente selettiva si combinano con interpretazioni fisiche e intense, spesso affidate a non professionisti o volti poco conosciuti, dando forma a un realismo attraversato da una forte dimensione filosofica e spirituale. Una linea che richiama tanto Germania anno zero (1947) di Roberto Rossellini quanto Pickpocket (1959) di Robert Bresson. Girate con un approccio naturalistico, costruite con precisione rigorosa, moralmente inflessibili ed emotivamente potenti, le opere dei Dardenne danno voce a una realtà spesso trascurata o marginalizzata: immigrati senza documenti, proprietari abusivi, funzionari corrotti, piccoli delinquenti. Al centro rimane sempre il lavoro, nei suoi livelli più bassi, cantieri irregolari, occupazioni degradanti, apprendistati mal retribuiti. A questi individui i fratelli si avvicinano con uno sguardo empatico, consapevoli che questa condizione sociale è anche il risultato delle dinamiche imposte dall’alto. Sono figure con mezzi limitati che, in situazioni estreme, si trovano davanti a decisioni radicali, spesso tra la vita e la morte. I film suggeriscono una visione profondamente segnata da un’etica cristiana, insistendo sulla possibilità di cambiamento anche nei casi più disperati.

La forza di La Promessa, Rosetta, Il figlio, L’Enfant e Il matrimonio di Lorna risiede soprattutto nella tensione immediata delle scene, nell’energia nervosa dei personaggi che si affrontano attraverso conflitti fisici e verbali. I Dardenne ridefiniscono il concetto stesso di personaggio, non più figure stereotipate della marginalità, ma individui fragili, imperfetti, che cercano semplicemente di andare avanti. Più che rappresentare il conflitto tra bene e male, questi film evocano uno stato di smarrimento e possibile rinascita. In definitiva, propongono una nuova forma di narrazione, storie essenziali, uno stile visivo sobrio e, come affermano gli stessi autori, “la musica della strada”. Un modello che richiama il neorealismo italiano, ma che al tempo stesso se ne distanzia, perché nei film dei Dardenne manca una critica esplicita alla società. Le loro opere sono piuttosto un percorso verso la dignità e la redenzione, individuale e collettiva.