DRACULA – L’AMORE PERDUTO, di Luc Besson

Il principe Vlad ama profondamente la moglie Elisabetta e parte per difendere il suo regno dagli ottomani, affidandola alla protezione divina. Durante la sua assenza, però, un’imboscata porta alla morte della donna, uccisa accidentalmente dallo stesso Vlad nel caos dello scontro. Disperato e furioso contro Dio, Vlad rinnega la fede, uccide il vescovo e viene condannato all’immortalità. Incapace di accettare la perdita, si chiude nel suo castello e, nei secoli, vaga per il mondo trasformando donne in vampiri nella speranza di ritrovare l’amata reincarnata.

Luc Besson firma un Dracula che rinuncia a gran parte dell’apparato fantastico del romanzo di Bram Stoker per privilegiare il simbolismo e il profumo, elemento seduttivo e pericoloso, diventa qui il varco temporale del vampiro, evocando suggestioni alla Profumo. Storia di un assassino di Tom Tykwer. Nella prima parte del film il mostro è desacralizzato, più umano che minaccioso, quasi indifferente al morso e Besson sposta l’ambientazione a Londra, affidando un ruolo centrale all’esorcista interpretato da Christoph Waltz e introducendo la Maria di Matilda De Angelis, figura vorticosa e ambigua, lontana dal modello tradizionale di Renfield. Al centro resta però il Dracula di Caleb Landry Jones, che assieme al regista francese umanizzano il conte Dracula, sottraendo alla vicenda originaria la componente più propriamente horror e scegliendo una direzione diversa rispetto alla maggior parte degli adattamenti storici del romanzo di Bram Stoker. A differenza delle riletture firmate, tra gli altri, da Carl Theodor Dreyer, F. W. Murnau, Werner Herzog e Francis Ford Coppola, qui il vampiro perde gran parte della sua aura perturbante per diventare una figura più fragile, emotiva e profondamente umana.