Dopo quindici anni insieme, Ale e Alex decidono di separarsi in modo sereno, organizzando una festa per condividere la notizia con amici e parenti. Nella cornice di una Madrid sospesa tra passato e futuro, la coppia affronta i preparativi della festa e le questioni pratiche della separazione, mentre continua a lavorare a un film. Tra ricordi, emozioni e nuovi equilibri, i due si confrontano con ciò che li ha uniti e con ciò che potrebbe ancora tenerli vicini.
La storia del cinema è ricca di film che affrontano il tema della separazione, spesso rappresentata attraverso conflitti aspri e battaglie legali. Basti pensare a Kramer contro Kramer (1980) di Robert Benton o a La guerra dei Roses (1989) di Danny DeVito, dove il divorzio assume toni drammatici e da tribunale. Ma il cinema evolve con il tempo e riflette i cambiamenti sociali di ogni epoca. In tempi recenti, ha iniziato a raccontare le separazioni in modo più realistico e sfumato, come dimostra Storia di un matrimonio (2019) di Noah Baumbach, che esplora il dolore della rottura con sensibilità e profondità emotiva. Così anche Volveréis, è tra i film moderni, intelligenti e delicati che riflettono in modo profondo sulla condizione della coppia contemporanea, spesso intrappolata in relazioni stabili ma svuotate di senso. Con toni da commedia romantica ma con una sostanza seria, Jonás Trueba racconta la fine di un amore senza drammi, usando uno stile realistico e sfumature quasi documentaristiche, che lo inseriscono in una tradizione cinematografica che richiama da vicino il mumblecore americano dei primi anni Duemila, quel movimento indipendente inaugurato dai fratelli Duplass e da registi come Andrew Bujalski, in cui camere fisse, budget ridotti e dialoghi iper-realistici diventavano strumenti per esplorare le nevrosi affettive della generazione post-bohémien.

