Al funerale della madre, le sorelle Nora, attrice teatrale, e Agnes ritrovano il padre Gustav, regista settantenne che le ha abbandonate da bambine. Gustav propone a Nora di recitare nel film con cui spera di tornare al cinema, ispirato alla storia della loro madre durante l’occupazione nazista e segnato dal trauma del suo suicidio. Nora rifiuta, accusandolo di essere stato un padre assente. Gustav torna però nella casa di famiglia, che possiede ancora legalmente, insieme alla giovane attrice americana Rachel Kemp, scelta come sostituta.
In Sentimental Value il regista norvegese Joachim Trier tenta un’operazione ambiziosa ma non del tutto riuscita, misurandosi con un tema ampiamente frequentato dal cinema contemporaneo, ovvero la complessità dei rapporti familiari, già esplorata in recenti film di successo come Storia di un matrimonio di Noah Baumbach e The Father di Florian Zeller. La riflessione di Trier sul cinema odierno, segnato dall’influenza delle piattaforme e progressivamente trasformato in un’operazione di marketing dalle evidenti ambizioni hollywoodiane, rimane tuttavia abbozzata, più enunciata che realmente sviluppata. Anche l’intreccio tra dramma intimo e meta-discorso sull’industria audiovisiva finisce per appesantire il racconto, senza raggiungere un equilibrio convincente tra introspezione e critica culturale. In questo senso, il film sembra aspirare a essere la personale Sinfonia d’autunno di Trier, richiamando il film di Ingmar Bergman, dove allo stesso modo un genitore artista egocentrico che ritorna nella vita della figlia, tuttavia senza riuscire a eguagliarne la densità emotiva e la precisione drammaturgica.

